Montecristo – Kevin Reynolds

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Il Conte di Montecristo (Le Comte de Monte-Cristo)
AUTORE: Alexandre Dumas | ANNO: 1846

Montecristo (The Count of Monte Cristo)
REGIA: Kevin Reynolds | ANNO: 2002
TRAMA: Montecristo è il film tratto dal romanzo di Alexandre Dumas Il Conte di Montecristo, storia di Edmond Dantés, imprigionato nel Castello d'If per 14 anni, perché ingiustamente accusato di bonapartismo. L'ingenuità e la purezza del protagonista mutano, negli anni di carcere, in desiderio di vendetta, contro tutti coloro che lo tradirono e ostacolarono la sua giovane vita e le nozze con l'amata Mercédès.

Un Montecristo un po’ superficiale

Lo ammetto, Il conte di Montecristo è uno dei miei romanzi preferiti, il primo classico letto, quello che mi ha lasciato tanti bei ricordi, per la storia avventurosa, la trama interessante e il personaggio di Edmond Dantés. Si sa, vedere il film del proprio libro preferito è sempre un rischio, ma mi sono fatta convincere dalle belle immagini e dalla scelta del cast: James Caviezel è un attore molto bravo e anche piuttosto adatto al ruolo di Edmond. Il film in sé è ben fatto, se non fosse per alcuni errori grossolani, come l’utilizzo della lingua inglese nelle scritte e nella lettere, nonostante il romanzo – così come il film – siano interamente ambientati in Francia, fatta eccezione per le scene in Italia e nelle isole del Mediterraneo.

I personaggi del film, così come le scenografie, sono realizzati in modo impeccabile, se non fosse per la storia, abbastanza rivisitata dalla ragia e reinterpretata, considerando i forti vuoti di alcune scene e l’inserimento di altre, sconosciute a Dumas.

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La vita è una tempesta mio giovane amico. Puoi crogiolarti al sole per un momento, e il successivo sei sbattuto contro gli scogli. Quello che fa di te un uomo è come ti comporti quando arriva la tempesta. (Conte di Montecristo)

La prima parte del film è quasi fedele al testo originale, anche se, a mio avviso, Caviezel interpreta in modo troppo ingenuo l’Edmond di inizio romanzo, uomo certamente non superbo, ma un ottimo marinaio e lavoratore, non un analfabeta come vorrebbe il regista, né un ragazzino senza arte né parte, bensì il futuro capitano della nave. Dalla prigionia e per il resto del film, il regista si comporta in modo un po’ superficiale nei confronti della trama, sicuramente difficile da trasporre, essendo così intricata. Kevin Reynolds in generale dà un buon taglio cinematografico, a volte troppo “americanizzato”, come nelle scene d’azione, rese più eccitanti di quanto non fosse necessario

Dalla cattura e prigionia di Edmond in poi, il film si velocizza troppo, perdendosi parti importanti del testo originale ed aggiungendone altre non necessarie. Nonostante la bravura di Richard Harris nell’interpretazione memorabile dell’Abate Faria, le scene in prigione sono molto superficiali, così come le lunghe conversazioni tra il vecchio e Dantés prima di incontrarsi. Le bellissime lezioni, tanto profonde e ricche di domande semplici e genuine di un Edmond ancora ignorante delle materie scientifiche e filosofiche, sono molto sbrigative. Purtroppo Faria, personaggio fulcro della trama, si perde in fretta e ne rimane immediatamente un ricordo sfocato, mentre nel libro la sua presenza resta indelebile nelle azioni de Conte di Montecristo, soprattuto nei momenti di riflessione morale.

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È la mia ultima lezione: non commettere… non commettere crimini per cui stai scontando la pena. (Faria)

I personaggi negativi della vicenda vengono appiattiti e banalizzati, ad esempio Danglars, uno degli autori del complotto, quasi per nulla esistente nel film, così come Villefort, vera causa della prigionia di Edmond, che perde tanto i tratti negativi (si tratta di un uomo spietato), quanto i sensi di colpa. Il vero grande nemico di Edmond, Fernand Mondego, poi, è sbagliato. Fin dall’inizio del film risulta essere un viscido crudele, mentre nella trama originale si comporta da amico nei confronti di Edmond, tratto fondamentale del personaggio, perché è proprio l’amicizia iniziale che renderà il Conte di Montecristo ancor più furioso nei suoi confronti. Fernando è un marinaio proprio come Edmond e, solo dopo aver combattuto in campagne militari, torna in Francia come Conte e sposa Mercédès. Nel film, sembrerebbe già conte, ma, soprattutto, il finale di questo personaggio è totalmente diverso: il duello finale tra Fernand ed Edmond non esiste. Il Conte di Montecristo viene sfidato a duello da Albert, figlio di Mercédès e Fernand (il padre naturale sarebbe, però, Edmond), duello che non avviene. Fernand, invece, vorrebbe uno scontro con colui che ha provocato la sua rovina, ma , scoprendo che la sua famiglia gli ha voltato le spalle, dopo aver scoperto l’accaduto, Fernand si spara.

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Il tempo non cura tutte le ferite, la vendetta sì. (Edmond Dantès)

Mancano infine, i dettagli dello stato d’animo dei protagonisti, angosciati, vendicativi, buoni o crudeli, la grande varietà di personaggi brillanti, la profondità della storia tra Mercédès ed Edmond, i pensieri, i sensi di colpa e le paure della donna. Manca il commuovente rapporto tra Edmond e suo padre e le strazianti vicende in casa Morrel.

Purtroppo, credo che il regista non sia stato in grado di interpretare nel modo giusto il senso del romanzo, nonostante la fotografie e le immagini siano eccellenti. Dover tagliare o ridurre la trama di un libro è cosa naturale nella trasposizioni cinematografiche, ma in questo caso, molte scene de Il Conte di Montecristo sono state travisate o mal poste, così come alcuni personaggi chiave, troppo banalizzati, con lo scopo di farli rientrare in categorie (Edmond l’ingenuo, Fernand il cattivo, Mercédès la traditrice), lasciando da parte sfaccettature fondamentali del loro carattere.

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Montecristo
Regia: Kevin Reynolds
Film
2 / 5 stars

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