Frankenstein di Mary Shelley – Kenneth Branagh

Frankenstein Kenneth Branagh

Frankenstein, o il moderno Prometeo (Frankenstein; or, The Modern Prometheus)
AUTORE: Mary Shelley (Mary Wollstonecraft Godwin) | ANNO: 1818

Frankenstein di Mary Shelley (Mary Shelley's Frankenstein)
AUTORE: Kenneth Branagh | ANNO: 1994
TRAMA: Frankenstein è la storia, raccontata in forma epistolare, di Victor, il Dottor Frankenstein, e della sua pericolosa ossessione di superare le leggi della natura per dare vita ad una Creatura, utilizzando le sue conoscenze scientifiche e mediche e parti di esseri umani morti. Il risultato è uno spaventoso “Mostro”, esteticamente rivoltante, che fa fuggire uomini, donne e lo stesso Victor, atto che porta la Creatura a cercare amore, prima, e vendetta, poi. Le dinamiche di odio che si scatenano nelle viscere del mostro, nascono dal rifiuto della società e del suo stesso padre nei suoi confronti, dalla paura che le persone provano di fronte ad esso, giudicandolo senza conoscerlo mai realmente.

Confrontare un romanzo e il film che ne consegue non è semplice, perché si tratta di due forme d’arte diverse, con regole ed esigenze differenti: si veda ad esempio, il modo di affrontare il tema del tempo. Leggere un libro richiede naturalmente molte più ore rispetto a vedere un film, perciò nel caso del secondo, è spesso necessario accorciare la trama e diminuire le scene.

Frankenstein-mary shelley book
Il mondo per me era un mistero da scoprire. Curiosità, bruciante volontà di impadronirmi delle leggi segrete della natura, e una felicità vicina all’estasi quando esse mi si svelavano: queste sono le prime sensazioni che riesco a ricordare.

Ho scelto di parlare di questo titolo, perché trovo che il romanzo di Mary Shelley sia un meraviglioso concentrato di tematiche interessanti e molto attuali, dalla trama densa e mai banale. Questo tipo di tematica, particolarmente cara agli autori del periodo – il libro nacque da una sfida lanciata da Lord Byron a Mary e Percy Shelley e John Polidori, a chi scrivesse il racconto dell’orrore più spaventoso – ha conseguentemente dato vita a una serie di altri racconti e, successivamente, a molti film e interpretazioni. Ho scelto di confrontare il romanzo con il film del 1994 diretto da Kenneth Branagh, Frankenstein di Mary Shelley, perché l’ho trovato abbastanza fedele alla trama originale e interessante.

In generale il personaggio di Victor è interpretato molto bene da Branagh, che non è mai banale e riesce a esprimere con maestria il conflitto con se stesso. La Creatura impersonata da Robert De Niro, poi, ha un’intensità eccezionale. L’attore riesce nell’intento, secondo me di primaria importanza, di far trasparire l’anima del mostro, che non è una creatura spaventosa e vuota, ma prova forti sentimenti anche in lotta tra loro, come l’amore e la compassione (commuovente il dialogo col contadino cieco), l’odio e sete di vendetta nei confronti di chi l’ha rifiutato e ancora amore per quello che considera suo padre, il suo creatore Victor, alla fine della storia, nella straziante scena finale.

Frankenstein di Mary Shelley
Da dove, mi chiedevo spesso, deriva il principio della vita? Era un interrogativo ben arduo, uno di quelli che sono sempre stati considerati senza risposta, e tuttavia di quante cose potremmo venire a conoscenza se codardia e negligenza non ostacolassero la nostra ricerca!

DIFFERENZE E SOMIGLIANZE

Come accennato prima, è normale che il regista di un film scelga di interpretare in modo diverso delle scene, adattandole ad un media visivo, e di accorciare leggermente la trama, eliminando alcuni personaggi “secondari” come il secondo fratello di Victor, Ernest, o tralasciando alcuni dettagli: la madre di Victor nel romanzo muore di scarlattina e non di parto; Robert Walton, al Polo Nord, incontra prima Victor, mentre nel romanzo vede prima il mostro; Enrico Clerval è descritto come un amico d’infanzia, ma nel film incontra Victor solo all’università di Ingolstadt.

Un dettaglio tralascato, che però mi ha delusa un po’, è stato il personaggio di Safie. In generale, una delle mie scene preferite del libro è stata trattata con un po’ di superficialità del film, cioè il momento in cui la Creatura entra nel mondo della famiglia di contadini (una famiglia in esilio dal passato complesso, una storia nella storia), per cui prova molta compassione e decide di aiutare e da cui riceve insegnamenti di vita e di lettura. Il mostro, infatti, impara e leggere e scrivere perché Felix insegna la sua lingua a Safie, una ragazza araba. Nel film questo personaggio non esiste, ma lo trovo importante proprio perché simboleggia l’accoglienza di un’altra cultura nella propria casa, ciò che fa soffrire maggiormente il mostro, che non ha trovato la stessa comprensione nei propri confronti.

Un altro errore abbastanza importante riguarda la richiesta del mostro a Victor di costruire una donna per lui, perché sentendosi solo ed abbandonato, sente il bisogno di una moglie. Tutta la vicenda risulta un po’ confusa nel film, perché il dottor Frankenstein in realtà crea un mostro da parti di cadaveri e lo distrugge a metà dell’opera, mentre nel film – forse per aggiungere drammaticità – utilizza i corpi della moglie Elizabeth e di Justin Moritz, entrambe morte a causa delle azioni di Victor e della vendetta della Creatura. Si tralascia inoltre nel film, il viaggio di Victor in Scozia e il periodo di detenzione.

Ciò che ho apprezzato molto nell’interpretazione di Branagh è stato il modo in cui ha trattato il rapporto tra Victor e il Mostro, sottolineando la dipendenza di uno dall’altro, come tra padre e figlio, come tra uomo e demone. Si mette molto in evidenza la necessità di affetto della Creatura, che capisce, quando inizia a leggere il diario del dottor Frankenstein, di non aver avuto gli insegnamenti che un padre dovrebbe impartire al figlio, creando confusione tra i suoi sentimenti e facendolo così diventare davvero un mostro.

Anche il tema della solitudine è affrontato bene: la solitudine della creatura, sia fisica che morale, la solitudine di Victor che si ritrova con una famiglia sterminata, rendendosi conto che la causa di tutto è stata proprio la sua bramosia e la sua ossessione utopistica di creare nuova vita. Ma, una volta creata, ne è fuggito, pensando che un mostro non potesse avere sentimenti o pensieri, ed è stato questo l’errore che ha portato un essere bisognosa di comprensione a diventare un assassino. Eppure, nonostante l’apparente odio per la famiglia Frankenstein, il mostro piange sulla tomba di Victor, sulla morte del suo padre.

frankenstein de niro mostro
Ma presto – gridò con impeto triste e solenne – morirò e non sentirò più quello che sento adesso. Presto queste brucianti miserie si estingueranno. Salirò trionfante sul mio rogo funebre, ed esulterò nell’agonia delle fiamme divoratrici. La luce di questa conflagrazione svanirà; il vento disperderà le mie ceneri nel mare. Il mio spirito riposerà in pace; o, se penserà, non penserà certo in questo modo. Addio.

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